Quattro giorni di pura energia all’Isola del Castello: il mio diario del Rugby Sound 2026

6 Lug 2026

Che inizio, amici de I Racconti di Enzo! Le prime quattro giornate del Rugby Sound 2026 hanno trasformato la nostra Isola del Castello in un vulcano di emozioni, musica e, soprattutto, umanità. Da cronista e da appassionato di questo territorio, ho vissuto quattro notti intense che voglio riassumere insieme a voi….

1. Il debutto-shock con Tony Pitony: una vera scoperta!

Il festival è partito subito col botto: un SOLD OUT da 8.000 presenze in meno di un mese per il “Concertony” di Tony Pitony. Devo essere sincero, per me questo artista è stato una vera e propria rivelazione. Con un look improbabile alla Fred “Elvis” Flintstone e una comicità basata sul puro nonsense, è riuscito a travolgere e far sorridere anche i più scettici. Una menzione speciale va ai giovani Niccolò e Sesto che hanno scaldato il pubblico in apertura , ma soprattutto al momento più toccante della serata: l’abbraccio sul palco con Nico Acampora di PizzAut, che ha ricordato l’importanza di dare dignità lavorativa a 41 ragazzi autistici. Il festival ha dimostrato fin da subito il suo cuore grande.

2. La consacrazione di Madame: la nostra “Madame del Castello”

La seconda serata ha cambiato decisamente registro con l’arrivo di Madame. Vederla riempire l’Isola e incantare il pubblico, arrivato persino da Francia e Svizzera, mi ha fatto un certo effetto. La crescita artistica di questa ragazza, da quando l’avevamo intervistata nei suoi primi passi, è semplicemente straordinaria. Sul palco ha portato un dialogo emotivo di due ore, alternando la poesia intima del suo ultimo album Disincanto (già Disco d’Oro e finalista al Premio Tenco) a momenti intensi al pianoforte e incursioni più dissacranti con il rapper 6occia. Ha conquistato tutti, e la promessa di ritornare l’anno prossimo dimostra quanto Legnano le sia rimasta nel cuore.

3. “Voglio tornare negli anni ’90”: la grande festa del popolo del Rugby

Sabato sera l’Isola si è trasformata in una gigantesca discoteca a cielo aperto con il format “Voglio tornare negli anni ’90”. È stata la vera festa del popolo del festival e di tutti i nostalgici di una decade indimenticabile. Tra visual spettacolari, ballerini, fiamme e coriandoli, la serata ha scatenato migliaia di persone sulle note dei più grandi successi eurodance, pop e rock di quegli anni. Un mix perfetto di spensieratezza e ricordi che ha dimostrato, ancora una volta, la capacità del Rugby Sound di unire generazioni diverse sotto il segno del divertimento puro.

4. Modena City Ramblers: un pezzo di cuore sul palco

Domenica sera è stato il turno dei Modena City Ramblers, un gruppo che – lo confesso – resterà sempre nel mio cuore. Il loro combat folk ha fatto saltare e cantare l’intera spianata del Castello. Con le loro ballate intrise di storie, resistenza, violini e chitarre acustiche, i Ramblers hanno portato sul palco quella musica che non è solo intrattenimento, ma poesia civile e condivisione. Una patchanka di emozioni che pulsa di vita e che sposa perfettamente l’anima autentica e solidale di questo festival.

link video https://www.instagram.com/reels/DabXcVmC-jj/

Edil Sae
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