Manu Chao al Rugby Sound: il clandestino che ha trasformato il mondo in un palco

22 Lug 2026

Con piacere riceviamo e pubblichiamo articolo, con allegate foto, di Matteo Mandelli, amico, fotografo e “innamorato” del nostro territorio, sebbene abiti a Monza. A lui il riconoscimento per la qualità espressa ed un grazie per la sua dedizione… (foto e video a cura di #matteomandelli)…

ULTIMA SERATA CON IL “BOTTO”

Ultima serata di grande musica al Rugby Sound 2026, a chiudere le danze nel vero senso della parola ci ha pensato Manu Chao. Il cantautore nomade franco-spagnolo e instancabile viaggiatore del mondo, capace di trasformare ogni concerto in una festa popolare, dove le differenze linguistiche e culturali si sciolgono nel linguaggio universale della musica. Manu Chao è una figura unica del panorama musicale mondiale. Dallo scioglimento dei Mano Negra, suo gruppo d’origine, ha sempre cercato di divincolarsi tra le maglie strette del business della musica, eppure, al suo esordio da solista negli anni 90’, colpì subito nel segno con diversi brani diventati un simbolo per una generazione intera, Clandestino, Desaparecido, Bongo Bong.

LA STORIA DI MANU CHAO

La sua storia comincia molto prima di Clandestino. Negli anni Ottanta, alla guida dei Mano Negra, Manu Chao contribuisce a ridefinire il rock europeo contaminandolo con punk, ska, reggae, rockabilly e ritmi latinoamericani. Album come Patchanka e King of Bongo sono il manifesto di una band fuori dagli schemi, che porta sul palco un’energia travolgente e una visione musicale globale quando il concetto di “world music” non era ancora diventato una categoria di mercato.
Negli ultimi anni la sua produzione è diventata ancora più essenziale. Le nuove canzoni sembrano nascere direttamente dalla strada, spesso accompagnate soltanto dalla chitarra e da una piccola sezione ritmica.

LA PERFORMANCE AL RUGBY SOUND

È proprio questa dimensione raccolta che ha caratterizzato il concerto acustico andato in scena all’Isola del Castello di Legnano, nell’ambito del Rugby Sound Festival. Una serata attesa da settimane e capace di registrare il tutto esaurito, confermando il legame speciale che l’artista continua ad avere con il pubblico italiano.  Sul palco una chitarra, pochi musicisti e quell’inconfondibile voce ruvida che continua a raccontare il mondo con la stessa sincerità degli esordi. È un concerto acustico solo nella forma, perché l’intensità emotiva rimane quella delle grandi occasioni. Il pubblico ha risposto con entusiasmo fin dalle prime note. Famiglie, ragazzi, veterani che seguono Manu Chao dai tempi dei Mano Negra, tutti in un’atmosfera unica in cui si è cantato spagnolo, francese, inglese e italiano senza preoccuparsi troppo delle parole, ma della festa popolare scatenata. Quando arrivano Mala Vida, King of Bongo, Me Gustas Tú e naturalmente Clandestino, la distanza tra palco e platea si è praticamente dissolta, e tutto è diventato, musica ed energia positiva che ha contagiato tutti fino all’ultima persona del pubblico in fondo al pratone che ricordiamo essere stato Sold Out, da giorni. Visto il contesto si può dire sia stato, dopo la scorpacciata di eventi partiti il 2 luglio, un perfetto “Terzo tempo”, in cui a trionfare è stata la convivialità e la condivisione di musica che abbatte tutti i confini.

Matteo Mandelli

Edil Sae
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