PROPOSTA DEL WE. Lago di Comabbio: 13KM tra borghi, panchine rosa e relax

PROPOSTA DEL WE. Lago di Comabbio: 13KM tra borghi, panchine rosa e relax

Ciao a tutti amici camminatori! Sono/siamo tornati con un nuovo racconto, questa volta dal cuore della provincia di Varese, precisamente sulle sponde del sereno e placido Lago di Comabbio.Se siete alla ricerca di un percorso facile, pianeggiante, ma ricco di scorci suggestivi, borghi affascinanti e perfette “Instagram-opportunity,” l’Anello del Lago di Comabbio è quello che fa per voi. Un trekking di circa 13 km (perfetto anche in bici!), ideale per una giornata all’aria aperta. Preparatevi, perché si parte da Ternate! Seguitemi…

#comabbio #varanoborghi #filrougebar #corgeno #barristorantelagodeicigni #anellolagocomabbio

La Partenza Emozionante: Ternate e il suo Parco

La nostra escursione ha inizio a Ternate, un punto strategico che offre comodi parcheggi e il delizioso Parco di Ternate. Il parcheggio è situato fronte parco ed è anche economico (0.50 h) Iniziare la giornata costeggiando il lago all’interno di questo polmone verde è il modo migliore per sintonizzarsi sui ritmi della natura e dopo un buon caffe al Feel Rouge Café si parte.
Il percorso è subito ben segnalato, comodo e si snoda su ciclabile/pedonale asfaltata o sterrata battuta, rendendolo accessibile davvero a tutti. Lasciandoci Ternate alle spalle, procediamo in senso orario, avvolti dalla vegetazione che qui è rigogliosa e costellata di canneti, habitat ideale per molte specie di uccelli acquatici.

La Passerella Sull’Acqua: Comabbio

Dopo i primi chilometri, giungiamo nel comune che dà il nome al lago: Comabbio.

Ed è proprio qui che si trova uno dei punti più fotografati dell’intero anello: la passerella sull’acqua.

Questo tratto, che si estende per un breve ma emozionante segmento proprio sopra la superficie lacustre, regala una sensazione quasi magica.

È come camminare in mezzo al lago, con il riflesso delle colline che si infrange dolcemente ai lati. Non dimenticate la macchina fotografica!

Sosta Rigenerante: Corgeno e il Bar Sul Lago

Proseguendo lungo la riva, superiamo diversi punti di osservazione e approdiamo a Corgeno (frazione di Vergiate). È il momento perfetto per una pausa!

Corgeno vanta un piccolo porticciolo e, soprattutto, un accogliente bar proprio sul lago: il bar-ristorante il Lago dei Cigni.

Qui, abbiamo approfittato con Donatella, per un aperitivo con tagliere ed buon caffè seduti a un tavolo all’aperto con la vista che spazia sull’acqua coccolati dalle gentili signore.

E’ stato il  giusto premio dopo la prima metà del percorso, circa 7 km.

Ricaricate le energie siamo ripartiti, perché ci aspettava un tratto ricco di colori.

La Tappa “Pop”: Panchina Gigante Rosa a Varano Borghi

Il percorso ci conduce poi a Varano Borghi, un borgo che merita una menzione per le sue architetture storiche.

Ma la vera attrazione in questo tratto è la moda del momento in versione extra-large: la panchina gigante, per l’occasione colorata di un acceso rosa!

Queste installazioni, divenute celebri in Piemonte e ora diffuse, sono l’occasione perfetta per scattare una foto divertente e fuori misura, sentendosi un po’ bambini.

Noi abbiamo approfittato (io che sono un “selfier” incallito), e dopo essere saliti con una comoda scaletta in legno, abbiamo immortalato china, salite (con attenzione!) e immortalate il momento. È il segno che il rientro è vicino.

Gran Finale a Ternate: chiusura a Fil Rouge Bar

L’ultimo tratto, passando nuovamente tra boschetti e scorci bucolici, ci riconduce al punto di partenza. Stanchi, ma felici, l’arrivo a Ternate merita un’ultima sosta celebrativa. Il Bar della Pro Loco di Ternate, il fil rouge, è il luogo ideale per brindare alla splendida giornata appena trascorsa. Che sia un gelato, una birra o l’ultimo caffè, è il modo più autentico per chiudere l’anello e salutare questo lago sereno. In sintesi, il Lago di Comabbio non è solo una camminata, ma una vera e propria immersione nella tranquillità lombarda. Assolutamente consigliato! E tu, hai già camminato sull’anello di Comabbio? Raccontami il tuo momento preferito nei commenti!


Il Castello di Agliè tra storia, bellezza e natura

Il Castello di Agliè tra storia, bellezza e natura

Dopo aver visitato il Castello di Ivrea, la reggia di Stupinigi, La reggia di Venaria reale sempre alla ricerca di bellezza, abbiamo scoperto Il castello-residenza estiva dei Savoia di Agliè grazie alle parole della guida-accompagnatrice volontaria Antonella. A dire il vero, il Piemonte è ricco di location dedicate ai re, ai Duca di questo casato che con il Regno dei Savoia e Sardegna hanno dominato tra il sei-settecento-ottocento l’Italia. Comunque la bellezza è di casa in queste dimore storiche. Un’altra eccellenza è stata la scoperta del paese di Agliè che domina la valle del canavese tra Ivrea e Torino. Da visitare assolutamente e portare a casa un po’ di “Torcetti”, ma quelli artigianali sono nati proprio qui…
#regnodisavoaia #carlofelicesavoia #ducadigenova #stefanoperini #ivrea #biella #canavese

La visita al castello Savoia ad Agliè

Abbiamo visitato tante dimore in Piemonte, nostra seconda casa in quanto abbiamo uno spazio ad #andornomicca . Poichè siamo alla ricerca di bellezza, avevamo “puntato” al castello di Agliè da un po’. Dopo aver scoperto le altre dimore dei Savoia come la reggia di Venaria, La reggia di Stupinigi, il Castello di Miasino non volevamo perderci questa bellezza. E cosi è stato. Siamo rimasti stupiti, io e Donatella dal paesino, bandiera arancione del Touring Club Italia: Il Castello con la deliziosa Agliè ben inserita nel contesto “castello” costruita dall’architetto l’architetto Ignazio Birago di Borgaro . Con ben 300 sale , un parco alla francese con alberi secolari e grandi serre, le cucine “faraoniche” (pensate dovevano servire ogni giorno circa 300 persone(maestranze-servitù) e con gli ospiti si arrivava a circa 400 persone!!!), gallerie di arte da ambo i lati rettangolari dello stesso, Una sala ballo degna di re, Il teatrino Savoia fatto costruire da Carlo Felice che con Tommaso, figlio del duca di Genova, sono i veri riferimenti della dimora!

La storia e la finalità
La residenza venne edificata dagli anni Quaranta del Seicento sui resti di un antico castello del XII secolo per volontà del conte Filippo San Martino d’Agliè, raffinato intellettuale, politico di primo piano e amante di Cristina di Francia.
A questa fase appartiene lo spettacolare Salone d’onore interamente affrescato da Giovanni Paolo Recchi e dalla sua bottega per celebrare le vicende medievali del primo re d’Italia Arduino d’Ivrea, da cui discendeva la famiglia San Martino.
Nel 1764 il castello venne acquistato dal re Carlo Emanuele III di Savoia per il figlio Benedetto Maurizio, duca del Chiablese e grazie all’arhitetto Ignazio Birago di Borgaro ridisegnò  l’intero complesso integrandolo armoniosamente con il borgo di Agliè. (con i giardini risistemati alla francese da Michel Benard, direttore dei Reali Giardini, con la realizzazione di un lago circolare, posto al fondo del parco All’interno della residenza estiva interessante la Sala delle cacce, ampio atrio d’ingresso e biglietto da visita del castello, ornata nel 1770 con sobri trofei in stucco di Giuseppe Bolina, segna un aggiornamento di gusto in chiave neoclassica. E nel 1823 fu rimodernato da Michele Broda su incarico di Re Carlo Felice e della moglie Cristina di Borbone. Tra il 1838 e il 1840 vennero apportate modifiche anche al parco dal paesaggista Xavier Kurten, secondo la nuova moda del giardino romantico.
Alla morte di Maria Cristina il castello venne ereditato da Ferdinando di Savoia, duca di Genova che, con il figlio Tommaso inserì una collezione dei suoi viaggi nell’est asiatico

Il ruolo sociale
Come ci ha trasmesso Antonella,  il Castello, sebbene nato come residenza estiva dei Savoia, come residenza di Caccia, di diplomazia, di ben-essere per i nobili, non ha mai dimenticato il contesto nel quale era inserito.

Ad esempio l’inserimento della servitù: al castello vi erano circa 250 uomini e donne che operavano per il Re ed erano del territorio. In secondo luogo la crescita della location è stata in armonia con il paesino di Agliè a partire dall’inserimento equilibrato della reggia nel contesto “paese” realizzato dall’architetto Birago.

E poi, durante gli anni della prima guerra mondiale la moglie di Tomaso, Isabella di Baviera, decise di istituire un piccolo presidio ospedaliero di tredici stanze per la convalescenza degli ufficiali di guerra nella parte più antica del castello, affacciato verso il giardino all’italiana di impianto seicentesco.
Venduto allo Stato nel 1939, il castello venne destinato a diventare museo di se stesso e oggi conserva intatti i suoi tesori e tutti gli arredi.

Agliè e le sue bellezze

L’occasione della visita al castello ducale è stata la scoperta di Agliè. Aglié è un antico borgo medievale BANDIERA ARANCIONE DEL T.C.I. che, a partire dalla fine del XIV secolo, divenne dominio dei Savoia. Il Castello ducale è indubbiamente il principale attrattore del borgo, ma Aglié regala anche scenari meravigliosi come gli antichi portici del centro e delle vie del borgo o la natura e la pace del laghetto della Gerbola e le passeggiate intorno al muro di cinta del parco. Sono interessanti anche la chiesa di S. Marta, del 1760, con armoniosa facciata curvilinea, e la Parrocchiale, del 1775. Ai piedi del Colle di Macugnano si trova il Meleto, residenza estiva del poeta Guido Gozzano, sepolto ad Agliè nella chiesa di San Gaudenzio, la villa è dell’Ottocento ma conserva lo stile liberty dei primi del ‘900. Dolci tipici da gustare sono i torcetti di Agliè. Noi ne abbiamo approfittato perché , sebbene li abbiamo scoperti a Biella e sono “industriali” questi “veri” sono realizzati più come pasticceria artigianale locale (cosi ci ha detto il panettiere/pasticciere e noi l’abbiamo capito anche dal “prezzo”!!!)