Caro amico lettore, se c’è una certezza nel panorama musicale italiano, è proprio l’imprevedibilità degli Elio e le Storie Tese. Un’anomalia irripetibile che da oltre quarant’anni sfugge a qualsiasi definizione, capace di usare l’umorismo come linguaggio espressivo senza mai nascondere il fatto di essere, prima di tutto, una band di musicisti straordinari. A raccontarci l’incredibile serata legnanese è l’amico e firma d’eccezione Matteo Mandelli. Ricevo e pubblico volentieri la sua bellissima recensione, che fotografa una notte magica dove la grande musica si è fusa con la solidarietà…

Elio e le Storie tese
Gli Elio e le storie tese, nella loro imprevedibilità sono ormai una certezza del panorama musicale italiano. Sono un’anomalia irripetibile, un cortocircuito musicale e culturale che da oltre quarant’anni continua a sfuggire a qualsiasi definizione. Hanno deciso da sempre di usare l’umorismo come linguaggio espressivo, ma non lo scopriamo proprio ora all’ombra del Castello, sono in fondo una straordinaria band di musicisti eccezionali. Nella loro intera carriera, quasi per dispetto hanno deciso di proporci musiche di Frank Zappa, jazz, progressive, fusion, hard rock, funk, musica contemporanea e lirica, ficcandole magari tutte nello stesso brano e infarcendo il tutto con testi comici, ironici o al limite del “nonsense”. Della line-up originale, composta da Elio – Stefano Belisari, i musicisti Rocco Tanica, Faso, Cesareo, c’erano tutti sul palco del Rugby Sound 2026. Mancavano solo il batterista Christian Meyer, sostituito per la serata da ben due batteristi e Rocco Tanica. Talmente vasta è la loro produzione e talmente di livello la loro preparazione musicale, che hanno deciso di intraprendere quest’anno un tour intero stravolgendo le regole del gioco, facendo scegliere al pubblico la setlist dei brani da eseguire ottenendo così ogni sera una scaletta diversa.
A la Carte
Presentando un intero concerto À la carte hanno compiuto un esperimento che è molto più di un tour. Coinvolgendo tutti nella decisione sulla scaletta dei brani da eseguire hanno reso il concerto un organismo vivente in continua mutazione. Questa la premessa, e questa più o meno l’intenzione. Quale sia la verità, resta un mistero. Quello fuori di dubbio e che la produzione artistica di Elio è proprio come il menù di un ristorante, e come in ogni menù che si rispetti ci sono brani sapidi, dolci, portate di canzoni immancabili della tradizione italiana e chicche dai sapori più audaci e non, o per tutti i palati. Non manca pepe e quel non so che di crumble che viene spesso citato Faso, deridendo un po’ l’invasione corrente della TV culinaria dei nostri tempi.


Pizzaut
“À la carte” non è stato soltanto un concerto. Come premessa sul palco c’è stato anche il momento di celebrare l’inclusività e la solidarietà tra persone. Elio da sempre è molto vicino al mondo all’autismo ed è uno dei principali sostenitori dell’universo “Pizzaut”, il progetto italiano di imprenditoria sociale nato nel 2017 da un’idea di Nico Acampora. Sul palco è proprio il barbuto fondatore insieme ad Elio, ai ragazzi di pizzaut e i ragazzi del progetto Rugby Parabiago Cares a porgere un saluto al pubblico e a ricordare a tutti la centralità dell’accettazione e della solidarietà verso gli altri e che la disabilità non deve mai essere fonte di disuguaglianza e pregiudizio.Il valoroso progetto di Pizzaut è stato presente in tutte le serate del Rugbysound con il proprio food-truck, dimostrando ancora di più come un’impresa possa coniugare sostenibilità economica e impatto sociale, trasformando un ristorante in un laboratorio permanente di inclusione.
La serata
Cinque minuti dopo questo bellissimo messaggio le danze si sono scatenate con un brano di apertura leggendario che celebra il mito degli Elii: “John Holmes”. Gli elementi, tutti rigorosamente vestiti da chef come si confà ad un ristorante stellato sono apparsi sul palco come pronti a cucinare suoni ed atmosfere Successivamente è stato un turbinio di pietre miliari della band e chicche assurde. “Servi della gleba”, “Amiocuggino”, e il “Vitello dai piedi di Balsa” con il suo rock progressive dai continui cambi di tempo e funambolici assoli. I pezzi di Elio sembrano filastrocche in certi casi, ma nascondono, sia a livello esecutivo che di gestione del suono, delle grandi insidie affrontabili soltanto con l’ausilio di una macchina musicale ben oliata e affiatata. Il continuo cambio di registro, tempi e toni sono stati affrontati in modo sbalorditivo. Sul palco anche una straordinaria Paola Folli, voce femminile al fianco del Frontman Elio con cui si è esibita anche in fantastici duetti.


In un’epoca in cui il Pop tende alla standardizzazione e perfino il rock sembra aver perso il gusto del rischio, Elio e le storie tese tiene alto il valore dell’imprevedibilità come valore artistico, propone arrangiamenti complessi e continui cambi di atmosfera, passando senza soluzione di continuità da un funk chirurgico a una parodia operistica, da una cavalcata hard rock a un contrappunto jazzistico di primo livello.
Ridono della musica senza mai prenderla in giro. La complicano invece di semplificarla e in questo modo costringono il pubblico ad ascoltare passaggi musicali e trame melodiche di generi musicali dei più disparati. Il concerto, nella sua dimostrazione di forza, è proseguito tra le impareggiabili Gag a cui siamo abituati. La presenza del leggendario Mangoni nelle sue esilaranti performance e il teatrino messo in piedi per una fantomatica “Inversione di batterista” sono state fenomenali.
Intanto Faso ha continuato a trattare il basso alternando la sua consueta eleganza e aggressività funk, la coppia di batteristi Ruboli-Marchese ha funzionato alla grande e Cesareo ha alternato riff hard rock e fraseggi fusion con impressionante naturalezza, mentre i due tastieristi con campionamenti e trovate armoniche da compositori consumati riempivano l’atmosfera del sound della band. Elio, dal canto suo, rimane un cantante fuori categoria: capace di passare dal bel canto alla parodia televisiva, dal falsetto soul alla declamazione teatrale senza perdere mai né controllo né intonazione. Il pubblico numerosissimo in un susseguirsi di cori lo ha acclamato più volte.
L’ esperimento di democrazia musicale collettiva proposta da Elio tra le mura del castello di Legnano, è riuscito a pieno, la celebrazione dell’imprevedibilità è avvenuta insieme alla conferma che Elio e le Storie Tese continuano a occupare un territorio unico e originale in cui il nonsense diventa arte e il virtuosismo non ha mai bisogno di prendersi sul serio.













